Bestemmiare
Alcune curiosità e riflessioni sull'atto linguistico più tabù del mondo. Perchè è dalla notte dei tempi che l'uomo nomina invano il divino, rischiando anche punizioni reali.
Quello che state per leggere era un articolo preparato per la zine “Cheatcode” nel 2024, che ho deciso di modificare e ricondividere qui per questa Pasqua.

Sapete che in Italia la bestemmia è un reato?
Io non lo sapevo e sono rimasta in questo stato di beata ignoranza fino al 2016; nella primavera di quell’anno stavo facendo, per un articolo della rivista in cui facevo il tirocinio, una ricerca sui differenti regni del Medio Oriente; consultando un documento di Amnesty International, ho trovato la notizia delle durissime pene, inclusa quella di morte, imposte dall’Arabia Saudita per qualunque atto ritenuto blasfemo, bestemmie incluse1 . Mi sono chiesta se e quanti paesi in occidente prevedono una punizione per la bestemmia. Ho scoperto così che sono molti e che tra gli stessi vi è l’Italia.
La cosa mi ha molto stupita. Anche perché di gente che bestemmia in luoghi pubblici ne ho sempre vista tanta.
Eppure è così: è un reato con tanto di punizione.
Nel codice penale italiano, che è composto da un totale di 734 articoli, quello dedicato alla bestemmia è il numero 724, abbastanza in fondo alla lista da passare facilmente inosservato. E comprende al suo interno anche le “manifestazioni oltraggiose verso i defunti”, come amo chiamarlo io scherzosamente: “vilipendio agli antenati”.
Il comma numero 1 dell’articolo recita così:
«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di euro 51 a euro 309.»
Il comma numero due applica lo stesso tipo di sanzione a chi insulta i defunti2.
Fino al 18 ottobre del 1995, nella legge si parlava anche di «simboli o le persone venerati nella religione dello stato», cosa che andava contro la nostra costituzione che definisce l’Italia come uno stato laico. Infatti la corte costituzionale ha definito illegittime queste parole e ne ha chiesta la cancellazione. Ha mantenuto solo la dicitura “Divinità”, più generica e dunque applicabile per qualsiasi credo religioso.
Ma cosa si intende per bestemmia?
Sul vocabolario Treccani, disponibile online, si parla di bestemmia in due termini, che così riassumo:
«bestemmia [lat. tardo blasphemia, dal gr. βλασϕημία “bestemmia”, rifatto secondo bestemmiare]. - 1. espressione ingiuriosa e irriverente contro Dio e i santi e le cose sacre […] e, per estens., espressione offensiva contro persone o cose a cui è dovuta riverenza.
Non bisogna confondere la “bestemmia” con la più generale “blasfemia”, di cui fa parte.
La “blasfemia” include qualunque atto venga considerato dissacrante o sacrilego nei confronti di una qualsiasi religione3.
La “bestemmia” è dunque un atto linguistico sacrilego e blasfemo, la cui gravità ha radici profonde nella nostra storia legata alla religione giudaico/cristiana. È infatti il secondo dei dieci comandamenti:
«Non nominare il mio nome invano»
E in generale ogni religione esistente ed esistita riconosce una forma di bestemmia nella nominazione impropria di una divinità o di qualcosa legata alla stessa.
Non è un problema moderno, fa parte della storia dell’uomo fin dalla sua comparsa sulla terra.
Sono molte, per esempio, le storie delle divinità dei popoli antichi, oggi definite pagane (tutte: latine, greche, babilonesi, nordiche, latino americane, native americane, ecc) che escogitavano vendette crudeli verso quei mortali che osavano nominarle per paragonarsi a loro.
E dalla bestemmia non vengono esclusi neanche i numerosi demoni esistenti, siano essi di tradizione giudaico/cristiana (Satana e Lucifero per dirne due) o di altre religioni (esiste ad esempio un interessante pantheon demoniaco islamico, come per il buddismo e lo shintoismo).
E anche quando la divinità è di tipo immaginario, vengono descritti sia i rituali benevoli sia quelli da non fare e le parole da non dire per non degenerare in una bestemmia; gli eoni oscuri di Lovecraft ne sanno qualcosa.
Secondo tutte le religioni, passate e presenti, non è infatti solo la preghiera nella sicurezza del confine del luogo preposto ad essa, o pronunciata in una situazione di emergenza, ad attirare la manifestazione della divinità, ma qualunque tipo di invocazione, anche casuale, a poter catturare la sua attenzione. In questa ottica, anche l’intercalare “Oddio!” può essere considerato una bestemmia. Oggi però, quando si parla di bestemmia, si fa soprattutto riferimento all’associazione del nome proprio della divinità con una forma di insulto, sia esso una parolaccia o qualcosa di più metaforico come il nome di un qualche animale, solitamente uno di quelli considerati “impuri” o comunque già parte di forme di turpiloquio non blasfeme.
Diventa abbastanza improbabile vedere il nome di Dio associato a un pavone, a un gatto, a uno squalo… mentre creature come il cane (che per quanto amato come animale ha avuto anche molte associazioni linguistice negative nel tempo) o il maiale (peraltro considerato impuro da molte religioni) risultano perfette, nel vocabolario italiano.
La bestemmia può essere pronunciata sia da un membro della religione sia da qualcuno che ne è al di fuori e ha sempre delle conseguenze, sia sul lato terreno (il codice più antico del mondo, quello di Hammurabi, pretendeva il rispetto assoluto del divino e dei suoi rappresentanti sulla terra), sia su un piano più elevato, quello spirituale, poiché la divinità coinvolta potrebbe non prendere bene l’insulto subito (e pensateci, voi vedreste con piacere qualcuno che vi prende a parolacce per strada?).
La bestemmia può anche essere utilizzata da qualunque cittadino per colpire e attaccare qualunque religione; quando l’atto linguistico viene usato con questo scopo, diventa, oltre che blasfemo, anche discriminatorio.
Succede molto su internet, in particolare nei commenti al di sotto di reel e video degli influencer legati all’ambiente dell’estrema destra occidentale, dove ad essere presi di mira sono soprattutto Allah e la figura di Maometto e le tradizioni religiose ebraiche4.
Anche se l’intenzione è quella dell’offesa di un altro essere umano, e colui che enuncia o scrive l’insulto è non-credente della religione che prende di mira, il risultato non cambia: se nomini un Dio invano, stai bestemmiando.
Diverso è insultare una persona (o un popolo intero) con il termine “infedele”: non può essere considerato blasfemo, non in modo diretto almeno, poichè il destinatario dell’insulto non è divino.
Ma perchè gli esseri umani bestemmiano dalla notte dei tempi?
In passato sicuramente perchè si sentiva maggiormente il rapporto con le divinità che facevano parte della cultura a cui si apparteneva. Oggi è più una forma di intercalare che fa parte del torpiloquio generale, almeno in occidente. Non si percepisce più una minaccia nel bestemmiare, è una forma di sfogo quando capita qualcosa a cui non si può dare la colpa diretta a nessuno. Oppure, come già scritto, un modo per far arrabbiare il proprio prossimo.
Va detto che considerando l’elevata quantità di parolacce e insulti presenti nel nostro vocabolario, si potrebbe anche fare a meno di prendersela con le divinità; inoltre esistono forme di bestemmie molto più sottili, che non coinvolgono necessariamente nè l’uso di animali, nè il turpiloquio. Il modo in cui, per esempio, Dio viene coinvolto da Donald Trump nei suoi discorsi, per molti cristiani è l’equivalente di una bestemmia.

Esiste ovviamente la possibilità di ricevere il perdono dalla divinità insultata e tutte le religioni prevedono una forma di riparazione; nel caso cattolico, per esempio, basta una confessione e la recitazione delle preghiere assegnate dal confessore; le religioni pagane spesso richiedevano maggiori sforzi da parte del colpevole; la mitologia greco-romana racconta tante storie di espiazioni da parte sia di eroi che di comuni mortali, dal viaggio infinito di Ulisse, alle vicende del Satiricon per ottenere la benevolenza di Priapo.
Se la divinità riceve le scuse e le accetta, tutto torna come prima.
Mentre terribili sono le punizioni di chi non riesce a farsi perdonare in tempo; Dante inserisce i bestemmiatori direttamente nel terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno, a bruciare eternamente in una sabbia infuocata, in compagnia di sodomiti e usurai.
Tornando però a una dimensione più terrena, la bestemmia in molti paesi non viene affatto perdonata. In Bahrein, ad esempio, è prevista la prigione, mentre in altri, come l’Arabia Saudita, esiste addirittura la possibilità di ricevere una condanna a morte. Diventa inoltre la “scusa” perfetta per imprigionare senza troppe spiegazioni chi viene considerato un dissidente: basta che un pubblico ufficiale testimoni di averlo sentito pronunciare parole offensive o peggio ancora di aver compiuto un atto blasfemo. Sarà la parola di un uomo di legge contro quella di un cittadino qualsiasi.
In quest’ottica, per quanto il nostro paese presenti ancora delle forme di profondo bigottismo e nostante l’aumento di discriminazioni religiose, rimane comunque uno tra i più liberi nel rapporto che i cittadini possono avere con il proprio credo.
La punizione monetaria prevista dalla nostra legge, rispetto al carcere, alle frustate e alla morte, resta abbastanza mite come punizione. In più, se venisse applicata con rigore, probabilmente avremmo il debito pubblico più basso d’Europa, se non addirittura estinto.
A me non è capitato quasi mai di bestemmiare; le volte che ho nominato invano Dio, o suo figlio, o la madre del figlio, non l’ho mai fatto affiancandoli con una parolaccia o un soggetto animale.
Non è capitato solo per una questione culturale e di educazione (anche perchè, ad eccezione di un caro zio, non ci sono praticanti religiosi in famiglia), ma anche perchè fa parte proprio della mia personalità ricorrere il meno possibile al turpiloquio e all’insulto. Non perchè sono una brava ragazza, semplicemente perchè non lo sento e non l’ho mai sentito come necessità, sebbene ci siano state situazioni in cui, trovandomi con le spalle al muro, sia esplosa; e in generale, ci sono momenti in cui qualche parolaccia può sempre scappare.
Ho imparato con il tempo che il silenzio è la forma migliore di “insulto” che una persona può ricevere.
Un ghosting farà sempre più male di un “vaffanculo”.
Ed è così anche per il divino: una divinità che non ha più nè bestemmie, nè preghiere, non ha più fedeli, non ha più attenzioni… è come se non esistesse più.
Infatti, quando mi capita di sentire l’unione delle parole “porco” e “Giove”, che in quanto quest’ultimo divinità pagana non riconosciuta dalle religioni ufficiali non è considerabile come bestemmia, mi piace pensare che lassù nell’Olimpo, invece di arrabbiarsi, il caro vecchio farfallone pensi “Ah! Vedi che di me si ricordano?”
Comunque, l’informazione che credo sia più importante da conoscrere, è il fatto che ad oggi, 5 aprile del 2026, l’atto linguistico della bestemmia è ancora punibile secondo la nostra legge; perciò ricordatevi che ogni volta che siete per strada, se decidete di associare un membro della Sacra Famiglia, o un Santo, o qualche figura religiosa vivente ad una specie animale come il canide o il verro/scrofa, rischiate di ricevere una multa.
E con questo monito, vi auguro di passare una Pasqua serena.
Ovviamente circoscritto alla loro religione di Stato, quella islamica.
A Roma dunque, non dovrebbero esserci più problemi con la cassa comunale, perchè “m0rtacc1 tua” è un intercalare ancora molto diffuso.
Includendovi quindi anche atti silenziosi: ad esempio una persona che imbratta le pareti di una chiesa, oltre al “vandalismo” può essere accusata di “blasfemia”.
Voglio aggiungere anche una riflessione su come vengono distinte linguisticamente queste due discriminazioni specifiche: “antisemitismo”, riferito alla discriminazione verso gli ebrei, vede la presenza del prefisso avversativo “anti”, che indica appunto una forma di scontro e/o odio; “islamofobia”, riferito alla discriminazione di chi è di fede mussulmana, vede la presenza del suffisso “fobia”, letteralmente dal greco antico “paura”; questo non deve sorprendere, perché le parole sono nate in contesti e periodi diversi: mentre di “antiseminitismo” si parlava già in periodo medievale, si è iniziato a parlare di “islamofobia” solo negli ultimi decenni per sottolineare la paura che la religione islamica susciterebbe verso il suo prossimo a causa degli attentati capitati in occidente.

Quindi se io compro un pacchetto sconto con tre/quattro bestemmie, mi va a costare sui mille euro.
Tocchi il nocciolo della questione quando noti: “Diverso è insultare una persona (o un popolo intero) con il termine “infedele”: non può essere considerato blasfemo, non in modo diretto almeno, poichè il destinatario dell’insulto non è divino.” Davvero vogliamo ammettere che l’insulto a una credenza sia peggiore dell’insulto a un intero popolo? Sulla presenza di divinità e su quali siamo tutti in disaccordo, invece gli ‘infedeli’ sappiamo che esistono: sono umani come noi. Ho apprezzato l’articolo, ma credo che la pratica della bestemmia vada rivendicata come atto politico: proprio noi, che ancora non ci siamo scardinati del tutto da una legge antidiluviana, dobbiamo ricordarci che non siamo poi diversi da chi punisce con le frustate e la morte. Il reato di lesa maestà ha la stessa radice.